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LE GESTIONE DEGLI AFFARI LEGALI NELLE PMI - PERCHE' LE PMI NAUFRAGANO SUGLI SCOGLI DELLA GIUSTIZIA

LE GESTIONE DEGLI AFFARI LEGALI NELLE PMI - PERCHE' LE PMI NAUFRAGANO SUGLI SCOGLI DELLA GIUSTIZIA

Avv. Marco E. Gallina - 28 Settembre 2023

Se c'è un aspetto che differenzia profondamente le PMI e le Big Corps è proprio la gestione del settore legale. Si tratta di un ambito di estrema importanza che, tuttavia, spesso, nell'ottica delle PMI meno evolute e più "provinciali", viene visto esclusivamente come un costo da evitare. Per aziende costantemente concentrate sul contenimento dei costi, l'idea di investire nel settore legale appare un lusso non giustificabile. Preferiscono evitare i costi , certi e programmabili, della consulenza preventiva nella vana speranza che se ne possa fare a meno. Ma la ragione dice -e realtà conferma- che ciò non è possibile. Che piaccia o meno, impresa e diritto sono entità inseparabili e strettamente intrecciate. Dalla struttura societaria, ai contratti, ai rapporti con il personale, i fornitori , le banche, i concorrenti e così via fino alla tutela del marchio e del know-how, alle ipotesi di operazioni straordinarie e -sono ammessi gli scongiuri- di crisi ed insolvenza, non c'è un solo aspetto della struttura e dell'attività aziendale che non sia regolato o quantomeno influenzato dal diritto. E non c'è modo di evitarlo. A meno che non si gestisca un flotta pirata nell'oceano indiano, ma anche lì, prima o poi, il momento del redde rationem arriva e generalmente conduce alla forca. Nonostante ciò, sono veramente poche le PMI che si strutturino per gestire gli affari legali in maniera efficiente ed accorta. Il che ha come unico risultato il dilatarsi delle occasioni di contenzioso giudiziale e dei conseguenti ingenti costi. A questo poco invidiabile risultato, si giunge attraverso una serie di errori molto comuni. Questi i principali: a)IL “FAI DA TE” Gestire gli affari legali di un'azienda richiede una somma di competenze molto specialistiche ed una supervisione in grado di coordinarle. Pensare che tutto ciò che avviene al di fuori della soglia dei tribunali possa essere trattato attraverso risorse interne, magari volonterose, ma prive di qualsivoglia competenza è semplicemente suicida. Gli avvocati, molto spesso, si trovano a dover tentare di rimediare ai danni provocati da gestioni extra giudiziali che possono essere efficacemente descritte come “scavarsi la fossa con le proprie mani”. b)IL “MIO CUGGINO COUNSELING” Il mondo è pieno di gente inconsapevole dei propri limiti che si ritiene in grado di fare di tutto. Purtroppo, esistono anche troppe persone disposte a dare loro credito, anche tra gente che dovrebbe -per definizione- essere sveglia ed accorta, come gli imprenditori. E' così che si assiste al proliferare di “consulenti” (finanziari, commerciali, marketing ecc..) che possono -talora- essere molto esperti ed utili nel loro specifico settore di expertise ma, banalmente, stanno al diritto come Mike Tyson alla danza classica. Il dramma, con costoro, è che, nel tentativo di dimostrarsi indispensabili, o di addebitare un'ora in più al cliente, tendono ad invadere ambiti che non sono di loro competenza e lo fanno con tutta l'ignoranza di cui sono capaci, talvolta con esiti comici, spesso creando danni irrimediabili. In realtà, il settore legale è estremamente specialistico, esattamente come quello fiscale (che altro non è che una branca di quello legale) e non tollera dilettantismi. c)AFFARI LEGALI = CONTENZIOSO GIUDIZIALE La disattenzione e la procrastinazione rispetto agli aspetti legali della gestione d'impresa si traduce nell'equivalenza “affari legali = cause”. Il che equivale a mangiarsi un etto di zucchero al giorno su consiglio di amici, parenti , blogger e tik-toker , ed accorgersi che è un comportamento suicida solo quando si è costretti a rivolgersi ad un medico ed a subire quotidiane iniezioni d'insulina per non passare a miglior vita. In realtà, prima di arrivare all'insulina/causa, c'è tutto un mondo di buone pratiche che si possono implementare per evitare che tutto ciò che potrebbe essere semplicemente fisiologico diventi gravemente patologico. La gestione d'impresa pone inevitabilmente dei problemi di natura giuridica e genera certamente molteplici occasioni di contenzioso. Questo è fisiologico. Ma non è fisiologico che tutto debba essere affrontato solo nel momento in cui si passa alla patologia, cioè, in ambito legale, al contenzioso giudiziale. In realtà, la maggior parte delle questioni legali può essere prevenuta o risolta al di fuori delle aule di giustizia e, anche quando ciò non è possibile, un'accorta condotta extra processuale è fondamentale per posizionarsi strategicamente nel modo migliore per affrontare un giudizio. Agire diversamente è come pensare di andare in guerra senza aver prima esaurito tutte le fasi diplomatiche ed aver curato approvvigionamenti, armamento , addestramento, intelligence e pianificazione strategica: il modo perfetto per garantirsi una cocente sconfitta. d) ”A NOI SERVE UN DELINQUENTE” - LA SINDROME DI SAUL GOODMAN Nell'errata ottica dell'uomo della strada, spesso purtroppo condivisa da chi -come un imprenditore- dovrebbe essere maggiormente accorto, l'avvocato è uno che parla tanto , strepita tonitruanti “supercazzole”, racconta balle e si avvale di espedienti ai limiti del lecito. Il dramma è che “l'uomo della strada”, vede queste come qualità positive e molto spesso si affida a professionisti che incarnano questo stereotipo. La fiducia nella Giustizia , in questo paese, è a livelli talmente bassi, che molta -troppa- gente si è convinta che non serva un avvocato serio, preparato, aggiornato, affidabile, scrupoloso, studioso, capace di esprimersi in maniera efficace e comprensibile, stimato, dotato di modi impeccabili ecc.... Molto meglio uno che urli paonazzo, sbatta i pugni , non ti dica mai “stai sbagliando, hai torto” e, anzi, avvalori e fomenti ogni tua più strampalata tesi ed iniziativa. Ad ogni bravo avvocato è capitato di sentirsi dire da un potenziale cliente la fatidica frase: “A noi serve un delinquente”. Non c'è nulla di più frustrante per chi ascolta e di più ingenuo (consideratelo un pietoso eufemismo) per chi lo dice. E la situazione è pure peggiorata da quando la serie Netflix “Better call Saul” ha fatto diventare il personaggio di Saul Goodman l'archetipo dell'avvocato di successo. Ma, a prescindere dal fatto che, alla fine, Saul Goodman finisce, meritatamente, a vendere frittelle in un centro commerciale dopo aver lasciato una scia di vittime delle sua spregiudicatezza dietro di sé, dovrebbe essere chiara a tutti la differenza tra la fantasia e la realtà. Ma al mondo c'è troppa gente che ama credere che gli asini volino. Partiamo da un assunto: alle imprese le cause non convengono quasi mai, nemmeno quando le vincono. Tempi, costi, immobilizzazione di risorse, perdita di reputazione commerciale ecc.. sono nemici dell'impresa. Gli imprenditori più “sgamati” lo sanno: “Meglio un brutto accordo che una bella causa” è una massima che fa parte del bagaglio di tutti gli imprenditori ed avvocati di lungo corso. Il che non significa che non si debbano mai affrontare dei processi civili o penali. Talvolta non se ne può fare a meno (e per questi casi è bene essere pronti e strategicamente agguerriti) , ma in genere, tra imprenditori, è meglio negoziare e trovare accordi. A volte, addirittura, se si affronta una trattativa con mente aperta, da un contenzioso può nascere una partnership. Ma le trattative si fanno in due (o più), ed il miglior modo per farle fallire é comportarsi da bulli e da scorretti. L'Avvocato bullo o scorretto, l'aspirante Saul Goodman di turno, trascina il cliente in tribunale, e spesso lo fa per mancanza di preparazione o esperienza se non, addirittura, per lucro. Piccolo problema: in Tribunale decidono i Giudici -e non gli avvocati- e i Giudici hanno un terribile difetto: detestano, giustamente, gli avvocati bulli e decidono le cause secondo diritto e non a capocchia. Talvolta sbagliano, talaltra decidono su questioni opinabili, ma lo fanno sempre, specialmente nei settori di maggiore rilevanza per le imprese, secondo stretto diritto. Tranne limitatissimi casi possibili in ogni categoria, i Giudici sono generalmente persone oneste che fanno degnamente il loro lavoro nei limiti e con i mezzi che la legge loro impone e, credetemi, non si fanno incantare dai venditori di fumo né offrono sponda ai disonesti. Il fatto che l'avvocato “delinquente” che avete scelto come se aveste dovuto assoldare un killer, si agiti e si sbracci, insulti le controparti ed i loro avvocati, blandisca il Giudice o lo apostrofi con arroganza cercando di convincerlo che il Signore è morto di freddo in croce e vi racconti che spezzerete le reni all'avversario, è solo una delle facce della questione. L'altra è che sarà il primo a mollarvi quando, essendo voi ormai spremuti ed esausti, non riuscirà più a sostenere il suo gioco e non potrà più spillarvi quattrini. Tutto questo vale, a maggior ragione, per le imprese. Il diritto d'impresa, nelle sue molteplici declinazioni, è estremamente tecnico. Non è cosa per istrioni né lazzaroni ma per gente con una solida preparazione di base che gli consenta non solo di affrontare da specialista specifiche questioni ma anche di disporre di quella visione d'insieme a 360° che consenta di vedere l'intero scenario, individuare l'interesse aziendale a breve-medio-lungo termine ed interagire sinergicamente con tutti i soggetti coinvolti, dal board aziendale, ai consulenti , al personale, per ottenere il migliore risultato. e)”E' COLPA DELLE LEGGI SBAGLIATE” – “E' COLPA DEI GIUDICI” Quando ci s'inguaia con il “fai da te”, il “mio cuggino counseling”, la negligenza e la procrastinazione e si corona il tutto affidandosi ad un “avvocato delinquente”, è certo che, fatte salve non preventivabili botte di...fortuna, si finisca con una sentenza sfavorevole, le ossa rotte e significative perdite economiche e di tempo prezioso. In quei casi, l'avvocato “delinquente” che tanto baldanzosamente vi aveva condotti alla battaglia giudiziaria, se la cava raccontandovi che “è colpa delle leggi sbagliate” o “è colpa dei giudici” ecc... Nulla da eccepire sul fatto che non tutte le leggi siano “giuste” o ben fatte e che i giudici possano anche sbagliare, ma questa non può essere la soluzione magica per non pagar dazio e non prendere atto degli errori. In fondo, anche le “leggi ingiuste” ed i giudici che sbagliano sono delle variabili da considerare prima di imbarcarsi in una lite giudiziaria. Questo, un imprenditore avveduto ed un bravo avvocato d'impresa devono saperlo. Ed un bravo imprenditore deve anche saper imparare dagli errori ed evitare di commetterli nuovamente.

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